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Pronte le istruzioni di Delrio per la pubblicazione dei bandi: addio Gazzetta con la piattaforma Anac

Pronte le istruzioni di Delrio per la pubblicazione dei bandi: addio Gazzetta con la piattaforma Anac

Decreto registrato dalla Corte dei Conti. Confermata, come previsto dal codice, la pubblicazione sui giornali. Guri solo per gli esiti dei lavori

Sono pronte le istruzioni del ministero delle Infrastrutture per la pubblicazione dei bandi di gara. Il decreto firmato dal ministro Graziano Delrio, in attuazione delle novità introdotte dal codice degli appalti, ha ottenuto anche la registrazione della Corte dei Conti ed è pronto per la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

Piattaforma Anac
Il decreto, composto di sei articoli, si allinea, naturalmente, alle indicazioni contenute nel nuovo codice che individuano nella piattaforma telematica che dovrà essere messa a punto dall'Autorità Anticorruzione lo snodo di pubblicazione di tutti i bandi di gara promossi dalle stazioni appaltanti italiane. La pubblicazione sulla piattaforma dovrà avvenire entro sei giorni dalla ricezione dei documenti da parte dell'Anac, riportando la data (di pubblicazione) dalla quale decorrono i termini di presentazione delle offerte. Entro due giorni dalla pubblicazione sulla piattaforma Anac i bandi dovranno essere pubblicati anche sul sito internet della stazione appaltante e rimanerci almeno fino alla data di scadenza (lo stesso principio vale anche per la piattaforma). I bandi dovranno essere inoltre pubblicati anche sulla piattaforma gestita dal Mit, anche per il tramite dei sistemi informatizzati regionali già esistenti.

A stabilire tempi e modalità di funzionamento della piattaforma sarà un atto dell'Autorità guidata da Raffaele Cantone. Il provvedimento, che dovrà essere pubblicato in Gazzetta Ufficiale, dovrà graduare anche gli obblighi in base alle soglie di importo.

Bandi in Gazzetta Ufficiale
Con l'entrata in funzione della piattaforma Anac cadrà l'obbligo di pubblicare i bandi di gara in Gazzetta Ufficiale. L'obbligo resterà soltanto per gli avvisi di aggiudicazione relativi ai lavori. Fino a quel momento, però resta tutto più o meno come adesso. Nel dettaglio bandi e avvisi di importo superiore a cinquecentomila euro dovranno essere pubblicati nella serie speciale della Gazzetta Italiana. Sotto questa soglia invece basterà la pubblicazione nell'albo pretorio del comune sede dei lavori. Gli effetti giuridici decorrono dalle date di pubblicazione in gazzetta o nell'albo pretorio.

Bandi sui giornali
Al fine di garantire la massima trasparenza e diffusione dei bandi di gara, oltre che la partecipazione più ampia possibile delle imprese alle gare, il decreto conferma l'obbligo di pubblicazione di un estratto dei bandi sui quotidiani. Come ora, gli obblighi di pubblicazione cambiano in base all'importo dell'appalto.

Per lavori e concessioni di importo compreso tra 500mila e 5,2 milioni (soglia Ue) è prevista la pubblicazione per estratto su almeno un quotidiano nazionale e almeno un quotidiano a maggiore diffusione locale (l'ambito di riferimento è il territorio della provincia) del luogo di esecuzione dei contratti.

Per lavori, concessioni, servizi e forniture di importo superiore alle soglie Ue si passa ad almeno due quotidiani nazionali e due locali.

Avvisi di post-informazione
Anche gli avvisi di avvenuta aggiudicazione delle opere pubbliche seguono regole di pubblicazione graduate per importi. Per i lavori sopra la soglia Ue bisognerà dare l'informazione oltre che sulla piattaforma Anac anche sulla Gazzetta Italiana, dopo la pubblicazione in Gazzetta europea, e (dopo 12 giorni o 5 in caso di appalti urgenti) su almeno due quotidiani nazionali e due locali. Per i lavori tra 500mila e 5,22 milioni scatta l'obbligo di pubblicazione sulla piattaforma Anac e resta l'obbligo di pubblicazione sulla Guri, entro 30 giorni dalla data di aggiudicazione. Entro 5 giorni dalla pubblicazione in Gazzetta, l'avviso deve essere pubblicato anche su almeno un quotidiano nazionale e uno locale. Sotto i 500mila euro l'esito deve essere pubblicato solo sull'albo pretorio del comune interessato dai lavori, sempre entro 30 giorni dall'aggiudicazione.

Spese di pubblicazione
A parte la pubblicazione sulla piattaforma Anac, che ai sensi del codice sarà gratuita, a pagare le spese di pubblicazione di bandi e avvisi saranno i vincitori delle gare, rimborsando le spese sostenute dalla stazione appaltante entro 60 giorni dall'aggiudicazione.

Una volta pubblicato in Gazzetta, il decreto del Mit con le nuove istruzioni per la pubblicazione dei bandi metterà fine al regime transitorio previsto dal decreto Milleproroghe, approvato a fine anno e ora all'esame del Parlamento per la conversione.

Infrastrutture, nel 2017 fondi in aumento del 23% a 16,8 miliardi

Infrastrutture, nel 2017 fondi in aumento del 23% a 16,8 miliardi

Ance: 3,3 miliardi in più rispetto al 2016, si arriva a 16,8 miliardi grazie a fondo premier (investimenti), post-terremoto e Fsc.

Più risorse nel bilancio statale per le infrastrutture. Secondo i calcoli dell'Ufficio studi Ance (Associazione nazionale costruttori) grazie alla legge di bilancio 2017 (legge 232/2016, in Gazzetta il 21 dicembre) gli stanziamenti effettivamente impegnabili quest'anno per opere pubbliche saliranno a 16,794 miliardi di euro, il 23,4% in più in valori reali rispetto al 2016.

Un risultato che deriva dalla sostanziale conferma delle risorse "a legislazione vigente" per Anas, ferrovie, edilizia scolastica, dissesto idrogeologico e gli altri capitoli di spesa statali su infrastrutture ed edilizia, e dall'aggiunta del nuovo Fondo investimenti della presidenza del Consiglio (1,9 miliardi nel 2017, 8,5 miliardi nel triennio) e dalle risorse per ricostruzione post-terremoto in centro Italia (7 miliardi di euro complessivi, spalmati negli anni).

Il calcolo dei tecnici Ance, da tempo punto di riferimento per questa lettura "di settore" delle leggi finanziarie, è stato quest'anno particolarmente complesso - spiegano - a seguito della nuova struttura del bilancio statale introdotta dalla legge 163/2016, applicata per la prima volta. Complesso in particolare il confronto con le tabelle degli anni passati.

Come sempre l'Ance non fa un calcolo teorico delle risorse "di competenza" (impegnabili) in bilancio, ma elabora secondo parametri costanti nel tempo una stima di quanto è effettivamente attivabile ogni anno (nuovi contratti) con tali fondi.

Secondo questo calcolo (in esclusiva per Il Sole 24 Ore) la manovra di finanza pubblica appena approvata determinerà un aumento degli stanziamenti per nuove infrastrutture, nel 2017, del 23,4% in termini reali rispetto al 2016 , corrispondente a circa 3,3 miliardi in più rispetto all'anno precedente.

Dall'inizio della crisi economica (nel 2008 18,9 miliardi di euro), i fondi statali per le infrastrutture sono scersi al minimo di 12,2 miliardi nel 2015, circa il 50% in valori reali. Da due anni a questa parte è cominciata la ripresa: +9,2% reale nel 2016 (13,47 miliardi) e appunto +23,4% nel 2017, a 16,794; anche se

«Questo risultato - commenta l'associazione costruttori - consolida la valutazione positiva della manovra di finanza pubblica per il 2017 effettuata dall'Ance al momento del disegno di legge da parte del Governo, per le importanti misure previste a sostegno degli investimenti infrastrutturali e per il rafforzamento degli incentivi fiscali» (recupero edilizio, efficienza energetica, sisma-bonus).

Tre, come si diceva, le spinte. Il nuovo "Fondo Investimenti" della presidenza del Consiglio, da ripartire con uno o più Dpcm (decreti del premier), prevede fondi in competenza per 1,9 miliardi nel 2017, 3,15 nel 2018 e 3,5 nel 2019, e così via fino a includere già in bilancio 47,5 miliardi di euro fino al 2032. Lo stesso bilancio statale stima una spesa reale di 629 milioni nel 2017, 1,9 nel 2018, 3,5 nel 2019.

Per la ricostruzione post-sisma, con stanziamenti trentennali attivabili con mutui, sono in bilancio 7 miliardi di euro, che secondo il modello Ance produrranno 1,3 miliardi di euro all'anno di impegni nei prossimi tre anni (la spesa effettiva sarà secondo il governo di 600 milioni quest'anno, 800 nel 2018, 950 nel 2019).

La terza spinta è l'anticipo di risorse Fsc (fondo coesione) programmabili, 650 milioni in più quest'anno, 800 nel 2017, un miliardo nel 2019. Oltre al fatto, spiega l'Ance, che la quota di risorse Fsc destinata alle infrastrutture eè salita con le ultime delibere Cipe dal 45 al 70%.

Trasparenza della Pa, guida dell’Anac al decreto Madia e alla sua applicazione

Trasparenza della Pa, guida dell'Anac al decreto Madia e alla sua applicazione

Trasparenza della Pa, guida dell'Anac al decreto Madia e alla sua applicazione.

Sanzioni fino a 10mila euro per chi non aggiorna la sezione dedicata alla trasparenza. Ampliamento dell'ambito di applicazione, con l'inclusione degli ordini professionali e delle società partecipate. Integrazione con le nuove regole sul Freedom of information act. E, infine, una mappa ricognitiva di tutti gli adempimenti, inclusi quelli in materia di appalti.

L'Anac, nella sua volata di fine anno, ha approvato una nuova linea guida (delibera n. 1310/2016) che dà indicazioni operative alle amministrazioni sui loro obblighi di pubblicità e trasparenza, alla luce delle molte novità introdotte dal decreto legislativo Madia n. 97 del 2016.
Quel provvedimento, in vigore dal 23 giugno scorso ma sospeso in diverse parti fino a dicembre, ha infatti rivisto le norme in materia di trasparenza delle pubbliche amministrazioni, contenute nel decreto n. 33 del 2013. L'obiettivo delle linee guida, allora, è fare il punto sulle modifiche principali portate alla materia, facendo un quadro di sintesi di pronto utilizzo.

In questo senso, l'elemento cruciale è senza dubbiola tabella, allegata al testo, che mette in fila tutti gli obblighi di pubblicazione aggiornati a carico delle amministrazioni. Per ogni onere c'è il riferimento normativo, la descrizione dell'obbligo e la periodicità con la quale le informazioni vanno riviste. In questo pacchetto sono inclusi tutti gli adempimenti in materia di bandi di gara e contratti pubblici. Un sistema molto complesso che parte dalla programmazione in materia di beni e servizi e lavori pubblici, passa dalla documentazione di gara in senso stretto e arriva ai resoconti della gestione finanziaria dei contratti al termine della fase di esecuzione.

Il testo si compone di tre parti. Una prima illustra le modifiche di carattere generale che sono state introdotte dal decreto n. 97 del 2016.
Nella seconda parte si dà conto delle principali modifiche o integrazioni degli obblighi di pubblicazione disciplinati nel Dlgs n. 33 del 2013.
Mentre nella terza parte sono fornite alcune indicazioni "circa la decorrenza dei nuovi obblighi e l'accesso civico in caso di mancata pubblicazione di dati". Il pacchetto viene completato dalla "mappa ricognitiva degli obblighi di pubblicazione previsti", di cui abbiamo parlato.

Nel merito, la prima novità importante è la revisione dell'ambito soggettivo di applicazione degli obblighi di pubblicazione. Oltre alle pubbliche amministrazioni, adesso rientrano nel perimetro degli adempimenti tutte le società partecipate e, soprattutto, gli ordini professionali.

Il secondo cambiamento importante riguarda l'accesso civico garantito dal nuovo Freedom of information act (Foia), andato a regime il 23 dicembre scorso.
Gli obblighi in materia di pubblicazione vanno, ovviamente, coordinati con il Foia. Quindi, la pubblicazione sarà obbligatoria per cinque anni. Subito dopo non sarà più necessario avere un archivio, perché la trasparenza verrà garantita, per gli interessati, proprio dal nuovo accesso civico.

La terza novità riguarda le sanzioni. Il nuovo decreto, infatti, introduce nuove ipotesi di multa a carico delle Pa e attribuisce all'Anac la competenza di irrogarle. Per il mancato aggiornamento della sezione trasparenza le sanzioni possono variare da un minimo di mille fino a 10mila euro. Inoltre, dal lato dei dipendenti, il mancato rispetto degli obblighi di pubblicazione porterà responsabilità dirigenziale, sarà eventuale causa di un'azione di responsabilità per danno all'immagine dell'amministrazione e sarà valutato "ai fini della corresponsione della retribuzione di risultato e del trattamento accessorio collegato alla performance individuale dei responsabili".

Appalti 2016, frenano bandi e importi ma Anas e accordi quadro fanno ripartire il mercato

Appalti 2016, frenano bandi e importi ma Anas e accordi quadro fanno ripartire il mercato

Lo stop di aprile-maggio causato dal nuovo codice incide sul dato finale. Osservatorio Cresme (al 23 dicembre): -12% per le gare e -29% per i valori

Codice appalti, accordi quadro e Anas sono i protagonisti del mercato dei lavori pubblici del 2016. I dati "ufficiosi" del settore, aggiornati al 23 dicembre dall'osservatorio Cresme Europa Servizi, evidenziano flessioni sia per il numero dei bandi (-12,3%) che per i valori delle opere (-29,3%).

L'entrata in vigore del nuovo codice appalti, avvenuta il 18 aprile, ha fatto da spartiacque per le stazioni appaltanti. Prima di quella data, infatti, si è registrato uno sprint dell'appalto integrato, procedura non più ammessa (tranne in rari casi) per mandare in gara lavori (con annessa progettazione). La corsa allo "svuota-cassetti" degli enti ha portato a un'impennata del mercato ad aprile (2,717 miliardi di opere, concentrate soprattutto nei primi 17 giorni del mese, contro 1,7 miliardi di aprile del 2015) e al crollo di maggio dove si sono registrate opere per soli 273 milioni (-84%). A partire dai mesi successivi il mercato si è allineato a quello rilevato negli ultimi anni, ma alla fine il saldo sarà comunque negativo.

Nel 2016, esclusa l'ultima settimana dell'anno dove comunque va segnalato il corposo pacchetto bandi dell'Anas da 670 milioni, sono stati promossi 16.402 appalti di lavori (-12,3%) per 18,415 miliardi (-29,3%). Le amministrazioni comunali si confermano al primo posto tra le stazioni appaltanti - nonostante l'impasse di fine aprile-maggio - con 9.954 bandi (-14%) per 4,485 miliardi (-29,9%). Seguono le aziende speciali con 1.282 gare (-6,6%) per 2,991 miliardi (-9%), l'Anas che rimane invariato con il numero di avvisi (616, -0,6%) ma che aumenta gli importi (1,585 miliardi, +60,9%), le Ferrovie con 144 opere (-34,8%) per 1,556 miliardi (-57,7%).
Tra gli altri enti, in ribasso anche l'edilizia sanitaria con 512 bandi (-26%) per 751 milioni (-38%) e l'edilizia residenziale con 335 gare (-19%) per 277 milioni (-37%).

«Il rallentamento c'è stato - afferma il direttore del Cresme, Lorenzo Bellicini - ma in termine di investimenti il 2016 è stato un anno positivo per le costruzione con la spesa degli enti locali che è aumentata del 6%. Nella seconda parte dell'anno la caduta ha rallentato e se allarghiamo l'analisi del mercato al partenariato pubblico-privato e alla concessione di servizi i numeri diventano positivi. Inoltre il boom della progettazione registrato quest'anno porterà un effetto benefico al settore dei lavori pubblici nel 2017».

Tornando all'anticipazione del monitoraggio, i bandi oltre i 50 milioni sono stati 40 (-49%) per 6,7 miliardi (-30%). In calo tutte le altri classi con l'eccezione dei lavori più piccoli fino a 150mila euro (+6,6% per gli importi).

Discorso a parte lo merita la procedura di accordo quadro con l'Anas in prima linea nel promuovere questa tipologia di bandi. Complessivamente sono stati promossi 517 appalti per 1,801 miliardi (di cui 1,2 miliardi Anas), pari a un incremento al 23 dicembre del 13,6% del numero e una flessione del 13,5% per i valori che sarà limata dall'ultimo pacchetto di opere stradali da 464 milioni. L'accordo quadro - introdotto dal Codice appalti - è uno strumento di contrattazione che stabilisce le regole relative ad appalti da aggiudicare durante un periodo massimo di quattro anni. Viene utilizzato soprattutto per interventi di manutenzione. Per le amministrazioni pubbliche i vantaggi derivano da una maggiore garanzia attraverso la possibilità di invitare imprese pre-selezionate, un miglior rapporto qualità-prezzo associato, massima tempestività nel momento in cui si manifesta il bisogno senza dover espletare ogni volta una nuova gara di appalto.

A livello regionale, la Lombardia non conosce crisi e conquista il primo posto con 3.100 bandi (+18,8%) per 2,996 miliardi di lavori (+25,2%). In crescita anche l'Emilia Romagna con 1.016 appalti (+5,2%) per 2 miliardi (+16,4%). Seguono la Campania con 1.225 avvisi (-39%) per 1,846 miliardi (-23%), la Toscana con 1.175 bandi (+15%) per 1,4 miliardi (+31%), il Veneto con 1.308 appalti (+26%) per 1,362 miliardi (+33%), la Sicilia con 1.035 opere (-35%) per 1,112 miliardi (+22%) e il Lazio che ha mantenuto lo stesso numero di bandi (847, +0,5%) ma ha dimezzato i valori degli interventi (1,09 miliardi, -53%).

Tra i bandi più rilevanti promossi nel 2016, vanno segnalati i due blocchi di appalti indetti da Infratel (da 6 e 5 lotti per un valore complessivo di 2,66 miliardi) per la concessione di costruzione e gestione di una infrastruttura passiva a banda ultralarga nelle aree bianche in diverse regioni italiane. Le gare prevedono la progettazione, realizzazione, manutenzione e gestione di una rete passiva e attiva di accesso in modalità wholesale, che consenta agli operatori di telecomunicazione di fornire servizi agli utenti finali a 100Mbps o comunque non al di sotto dei 30 Mbps. La rete sarà data in concessione per 20 anni e rimarrà di proprietà pubblica.

Appalti, il Consiglio di Stato stoppa Cantone sulle raccomandazioni vincolanti: eccesso di delega

Appalti, il Consiglio di Stato stoppa Cantone sulle raccomandazioni vincolanti: eccesso di delega

Il regolamento sulla vigilanza dell'Anac - dice Palazzo Spada in un parere appena uscito - rischia di produrre pochi effetti e di eccedere i limiti della legge delega

Rivedere il nuovo istituto delle raccomandazioni vincolanti. Perché, per come è strutturato, rischia di sortire scarsi effetti e, comunque, di eccedere i limiti della legge delega. È la durissima presa di posizione che il Consiglio di Stato ha appena espresso nel suo parere n. 2777 del 2016 sul regolamento dell'Anac che regola il potere di vigilanza dell'Autorità, in base al Dlgs n. 50 del 2016. Il potere di chiedere alle Pa l'annullamento forzoso di atti di gara, quindi, non può essere facilmente inquadrato nel nostro ordinamento. Sarebbe, allora, meglio riformarlo. Anche se Palazzo Spada lascia, comunque, una via d'uscita all'Anac.

Lo schema di regolamento dell'Autorità sottoposto al Consiglio di Stato regola il potere di vigilanza e, nello specifico, il potere di effettuare raccomandazioni vincolanti nei confronti delle stazioni appaltanti, «per l'annullamento in autotutela di atti della procedura di gara illegittimi». È proprio il potere di effettuare, grazie a un istituto nuovo, raccomandazioni vincolanti che lascia dubbi ai giudici. In base al Codice, infatti, l'Anac può invitare le amministrazioni ad agire in autotutela o, in alternativa, a pagare una sanzione fino a un massimo di 25mila euro, con annesse conseguenze sul fronte del sistema reputazionale delle stazioni appaltanti.

Il Consiglio di Stato già in passato aveva espresso «motivate riserve» sul nuovo strumento, «segnalandone la natura di annullamento mascherato non facilmente compatibile con il riparto delle competenze riconosciute alle singole amministrazioni». Adesso, torna a ribadire quella posizione. I dubbi partono dal fatto che la legge delega non immaginava di fare della raccomandazione vincolante «una forma, anche indiretta, di annullamento d'ufficio»: il principio generale, infatti, è che l'annullamento può essere esercitato solo dall'organo che ha emanato il provvedimento.

Al di là dell'inquadramento formale, ci sono poi dei dubbi sostanziali sull'istituto. Soprattutto, non è detto che sia efficace nella pratica, dal momento che non è escluso che «la stazione appaltante possa sottrarsi alla raccomandazione, restando inerte o confermando espressamente l'aggiudicazione ritenuta illegittima, preferendo andare incontro alle sanzioni». In questo quadro, la sanzione reputazionale ha scarso valore. Anche perché l'effetto perverso di questo strumento potrebbe essere la creazione di un contenzioso tra stazioni appaltanti e Anac, in materia di raccomandazioni vincolanti, aggiuntivo a quello già esistente.

«Alla stregua di quanto esposto - conclude il parere -, occorre quindi segnalare ancora una volta al Governo la necessità di riconsiderare la disposizione dell'articolo 211, comma 2, del codice», in materia di raccomandazioni vincolanti.
Quindi, bisogna ritoccare questo istituto in sede di correttivo. Anche se il Consiglio di Stato lascia un'alternativa, in base al principio di leale collaborazione con il Governo: la raccomandazione vincolante, cioè, potrà essere interpretata nell'ambito della legge n.241/1990 «quale provvedimento amministrativo a contenuto decisorio e a carattere autoritativo, che obbliga la stazione appaltante a esercitare formalmente il potere di autotutela, annullando l'atto ritenuto illegittimo e rimuovendone gli eventuali effetti. La stazione appaltante è tenuta ad adeguarsi alla raccomandazione vincolante entro il termine massimo di 60 giorni fissato dall'Anac. Se dissente dalla raccomandazione, può chiederne, entro 20 giorni, il riesame in sede amministrativa alla stessa Autorità ai sensi dell'art. 20, comma 5, dello schema di regolamento».

Il governo prepara la stretta sui voucher in edilizia (anche per disinnescare il referendum)

Il governo prepara la stretta sui voucher in edilizia (anche per disinnescare il referendum)

Intervento nel prossimo anno. Sindacati divisi. Turri (FilcaCisl): correggere ma non eliminare. Panzarella (FenalUil): abolirli, senza se e senza ma.

Per il sistema dei voucher - in particolare nell'edilizia - è arrivato il momento di mettere la retromarcia. È stato il ministro dell'Agricoltura, Maurizio Martina, ad annunciare l'intervento normativo del governo per ridimensionare gli effetti patologici prodotti soprattutto nel settore delle costruzioni. Settore dove infatti l'utilizzo è letteralmente esploso negli ultimi anni, come fa capire l'ultimo rapporto unitario di Inps, Inail e Istat, uscito ieri. Rapporto segnato da un incremento globale del 34% dell'utilizzo dei voucher. Incremento di cui l'edilizia è uno dei principali protagonisti, anche se - paradossalmente - i numeri non sono chiari.

Secondo Martina, lo strumento dei voucher dovrebbe essere ridimensionato, anzi eliminato, in edilizia. Nell'edilizia, «che è forse il settore a maggior rischio di abusi - afferma infatti il ministro in un'intervista uscita ieri sul Corriere - si può pensare a un superamento complessivo dei voucher», mentre il sistema può essere mantenuto «per gli studenti, i pensionati e le persone in cassa integrazione».
Anche il viceministro delle Infrastrutture è intervenuto ieri sul tema voucher. «Il sistema dei voucher va corretto non per aggirare lo scoglio referendario ma per consentire l'uso solo ad alcune categorie e per avere controlli più efficaci a tutela del lavoratore», ha scritto sul suo profilo facebook, tenendosi sulle generali ma richiamando l'elemento politico sensibile del referendum, promosso dalla Cgil e mirato a eliminare in radice lo strumento.

«I voucher vanno aboliti. Non ci sono vie di mezzo. E se il governo non ha il coraggio di cambiare strada, neanche di fronte al risultato del 4 dicembre, allora ci penseranno gli italiani con il referendum promosso dalla Cgil», tuona Maurizio Landini, il leader della Fiom-Cgil intervistato da Repubblica. «Ragionare in termini di correttivi - osserva Landini - significa non rendersi conto che i voucher stanno annullando il rapporto di lavoro e diventando una forma di sfruttamento inaccettabile, ormai sotto gli occhi di tutti. Il governo confermerebbe così la distanza con la realtà del Paese. Ma se la Corte Costituzionale giudicherà legittimi i nostri tre quesiti,Palazzo Chigi non potrà poi limitarsi a qualche aggiustamento».

Tra chi vuole l'abolizione in edilizia c'è anche il sindacato di settore Feneal Uil. Finalmente non siamo gli unici a sostenerlo: i voucher vanno aboliti in edilizia senza se e senza ma», ha detto Vito Panzarella, segretario generale Feneal Uil, dopo le dichiarazioni del ministro Martina. Per Panzarella «la tracciabilità non è una soluzione o almeno non lo è per il nostro settore – afferma Panzarella - dove la loro introduzione ha finito soltanto per favorire illegalità, avvantaggiare il lavoro irregolare e insicuro, alimentare precarietà, sfruttamento e caporalato. La tracciabilità non permette di individuare una serie di abusi che vengono fatti proprio ricorrendo al loro utilizzo al posto del lavoro dipendente e questo non è possibile per un tipo di lavoro, come quello edile, per il quale è necessario avere non solo copertura assicurativa e previdenziale ma una specifica formazione alla sicurezza che solo il contratto di settore assicura».

Fortemente contrario ai voucher anche il sindacato degli edili della Cisl. «C'è stato un abuso evidente del voucher in edilizia - afferma il segretario generale Franco Turri - ma questo non vuol dire che lo strumento in sé sia completamente sbagliato, perché servirebbe a dare regolarità a quelle situazioni di lavoro molto occasionali: le due o tre ore di lavoro in un giorno, o la settimana in un mese, o alcune operazioni legate alla chiusura del cantiere o ancora a particolari situazioni di emergenza, dove si deve fare fronte con immediatezza a situazioni particolari. Quello che è sbagliato è l'abuso che se ne fa: chi arriva in cantiere con il voucher spesso non ha nessuna formazione sulla sicurezza, con rischio aggravato per il lavoratore. E poi ci sono tutte le considerazioni contrattuali: il voucher costa 10 euro l'ora contro i 30 euro l'ora del contratto regolare; non ci sono contributi alle casse edili e ci sono contributi minimi contro gli infortuni, non c'è tredicesima non ci sono le ferie».

Anche sulla base di questa considerazione, secondo Turri, il sistema dei voucher più che essere una occasione di emersione dal nero è stata una attrazione irresistibile per le imprese che applicano i contratti regolari. «Se mettiamo a confronto i vari dati delle casse edili e dell'Istat negli ultimi anni della crisi si sono persi molte migliaia di posti lavoro ma non si vedono così tante persone in giro. Significa che queste persone sono state assorbite dai voucher, un po' dalle partite Iva e del lavoro autonomo; e un po' direttamente dal nero».
«Il referendum, se passa per come è stato proposto, abolisce il voucher e questo significa che tutte le situazioni di lavoro occasionale tornerebbero a essere irregolari: sarebbe invece interessante cercare di migliorarlo, per evitare gli abusi e per recuperare invece situazioni di irregolarità». «Una soluzione - propone Turri - potrebbe essere quella di prevedere nel contratto le forme di utilizzo del voucher, come era stato fatto per il part time».

Terremoto: operativo il «modello Expo» per gli appalti della ricostruzione pubblica

Terremoto: operativo il «modello Expo» per gli appalti della ricostruzione pubblica

Protocollo per la trasparenza degli appalti nel Centro Italia firmato tra Cantone, Errani e l'ad di Invitalia Arcuri

Con la firma - ieri presso il ministero dell'Interno - del protocollo per la trasparenza nella ricostruzione post-terremoto nel Centro Italia si concretizza l'annunciata applicazione di quel "modello Expo" che ha salvato dall'impasse l'evento milanese. E che nei prossimi mesi e anni dovrà mantenere "pulita" la macchina degli appalti nel cratere. Ieri come oggi, al centro del sistema di garanzia c'è l'Autorità Anticorruzione di Raffaele Cantone, affiancata dalla Guardia di Finanza. L'Anac controllerà, a monte, tutti gli atti di gara e si relazionerà con i principali attori impegnati nella ricostruzione: il prefetto Francesco Paolo Tronca (responsabile della struttura del Viminale che verifica i requisiti antimafia delle imprese), il commissario Vasco Errani (che deve predisporre i piani della ricostruzione pubbliche) e Invitalia (che redigerà e pubblicherà i bandi in qualità di Centrale unica di committenza).

«La ricostruzione delle zone colpite dal sisma - ha detto il ministro dell'Interno, Marco Minniti - rappresenta la priorità delle priorità. Vogliamo dare agli italiani la sicurezza che i soldi stanziati verranno usati per la ricostruzione e non andranno a ingrassare le mafie e i corrotti». L'obiettivo, ha detto ancora è che «il più grande e straordinario intervento pubblico programmato per i prossimi anni possa procedere in un quadro di trasparenza e rigore: elevare al massimo le barriere non azzera il rischio di infiltrazioni ma è comunque doveroso».Il primo banco di prova sarà il piano delle scuole che il commissario Vasco Errani, ha promesso entro gennaio: «Faremo una prima sperimentazione sulla ricostruzione e messa in sicurezza delle scuole e sono certo che darà dei risultati positivi», ha detto il Errani. Concretamente, l'Anac dovrà valutare preventivamente tutti i documenti di gara: bandi, disciplinari, capitolati, schemi di contratto, nomine di membri di commissione giudicatrici, provvedimenti di aggiudicazione. E ancora: atti di verifica e di esclusione delle offerte cosiddette anomale (cioè con importo di offerta basso in modo irragionevole); provvedimenti di aggiudicazione. Il controllo prevede un silenzio assenso che scatta dopo sette giorni (salvo eventuali ulteriori richieste di documentazione o informazioni).

Un controllo più approfondito sarà fatto sulle perizie di variante e sulle proposte di risoluzione del contratto da parte della Pubblica amministrazione. In questi ultimi casi, il silenzio assenso scatta dopo 15 giorni. Resta esclusa dal perimetro della vigilanza preventiva dell'Anac la seguente lista di affidamenti e di atti: appalti fino a 40mila euro (con affidamento diretto, cioè senza gara); lavori tra 40mila e 150mila euro (a trattativa privata); forniture e servizi fino a 50mila euro (a trattativa privata); varianti il cui importo sia fino al 5% in più rispetto al valore indicato nel contratto (e in ogni caso non sia superiore a 50mila euro); riserve iscritte in contabilità, relazioni del direttore dei lavori e relazioni del responsabile del procedimento; atti di affidamento di contratti di concessione senza compenso per il concessionario; accordi con amministrazioni pubbliche o organismi di diritto pubblico; sospensioni contrattuali; gravi inadempimenti e gravi ritardi ascrivibili a responsabilità dell'appaltatore; violazioni di eventuali protocolli di legalità e integrità. In tutti questi casi Invitalia informerà l'Anac attraverso rapporti mensili, sulla base dei quali l'Autorità potrà effettuare controlli a campione.

Il tempo necessario per i controlli, ha sottolineato Raffaele Cantone, non sarà tempo sprecato ma guadagnato. «Se fatte bene e velocemente - ha detto il presidente dell'Anac - le verifiche non fanno perdere tempo ma al contrario, quando effettuate prima, evitano di far perdere tempo dopo. Il protocollo prevede tempi molto stretti entro i quali effettuare i controlli: non andranno a danno dell'efficienza ma a vantaggio di imparzialità e trasparenza».

Appalti, il Mit posa il primo mattone della banca dati che prenderà il posto dell’Avcpassivieto di subappalto, rating di legalità: le novità del codice debuttano nei bandi

Appalti, il Mit posa il primo mattone della banca dati che prenderà il posto dell'Avcpassivieto di subappalto, rating di legalità: le novità del codice debuttano nei bandi

Il ministero delle Infrastrutture ha aperto la consultazione pubblica (che terminerà il 31 gennaio) sulla Banca dati nazionale degli operatori economici (Bdoe)

La transizione dell'Avcpass dall'Anac al ministero delle Infrastrutture si mette in moto. Il Mit ha ufficialmente aperto la consultazione pubblica per l'istituzione della Banca dati nazionale degli operatori economici, prevista dal nuovo Codice appalti per la verifica dei requisiti delle imprese. A dispetto delle impressioni, non è solo un passaggio burocratico: questa consultazione, che si chiuderà il 31 gennaio 2017, è il primo atto formale verso la nascita della nuova struttura.

La Banca dati nazionale degli operatori economici (Bdoe) è regolata dall'articolo 81 del nuovo Codice ed è destinata a sostituire l'Avcpass, una piattaforma elettronica creata dalla vecchia Avcp che, però, non è mai completamente decollata. Il titolare della Bdoe è il Mit, che ha scelto "di dare attuazione a tale mandato attraverso una percorso partecipato, superando la logica attuale, con innovazione e semplificazione". Per questo motivo, il dicastero ha avviato una fase di ascolto degli operatori pubblici, in collaborazione con Formez e Cresme. Saranno ascoltati gli stakeholder istituzionali "detentori delle banche dati, sia per raccogliere contributi sul processo di costruzione della nuova Bdoe, che per verificare la disponibilità dei dati in possesso degli enti ed amministrazioni competenti".

Questo processo si svolgerà tra entro il 31 gennaio del 2017. E, alla fine di questa fase, sarà pubblicato un decreto attuativo. "Il fine del processo partecipativo – spiega il ministero in una nota - è proprio quello di concordare possibili modalità di semplificazione nell'accesso e nel funzionamento delle procedure, di raccolta dei dati stessi, nonché di interoperabilità delle banche dati e dei sistemi coinvolti nei procedimenti di appalto". L'obiettivo è rendere "il processo di procurement snello e semplice per gli operatori economici ed efficiente per la pubblica amministrazione, andando a migliorare, aprire e snellire processi che fino ad oggi hanno influito su tempi e modi di completamento degli appalti". Un'attenzione particolare sarà rivolta ai "tempi di attraversamento", il lasso di tempo necessario per transitare da una fase procedurale alla successiva, che assorbe in media il 57% dei tempi totali di affidamento degli appalti.